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Sicurezza delle cure e responsabilità personale

1 giugno 2017

L’approvazione della legge in materia di sicurezza delle cure e responsabilità professionale degli esercenti della professione sanitaria non posso che definirla svolta storica per la sanità italiana. Dopo oltre 15 anni di dibattito parlamentare ed un primo tentativo, con la legge Balduzzi, di normare la materia, il Parlamento è riuscito oggi a dare una risposta complessiva al tema della responsabilità professionale del personale sanitario e della sicurezza delle cure per i pazienti.

L’obiettivo della legge è quello di rispondere principalmente a due problematiche: la mole del contenzioso medico legale, che ha causato un aumento sostanziale del costo delle assicurazioni per professionisti e strutture sanitarie, e il fenomeno della medicina difensiva che ha prodotto un uso inappropriato delle risorse destinate alla sanità pubblica. Il tutto nell’ottica della ricerca di un nuovo equilibrio nel rapporto medico-paziente che permetta, da una parte, di far svolgere ai professionisti il loro lavoro con maggiore serenità, grazie alle nuove norme in tema di responsabilità penale e civile, e dall’altra garantire ai pazienti maggiore trasparenza e la possibilità di essere risarciti in tempi brevi e certi per gli eventuali danni subiti. In questo modo l’Italia finalmente si allinea con i maggiori Paesi occidentali.

Il tratto caratteristico di questa legge è l’innovazione, che non riguarderà solo i professionisti ed i cittadini sopracitati, ma soprattutto l’intero sistema: non solo in termini di risparmio economico legato al contrasto alla medicina difensiva, ma anche in un’ottica di miglioramento degli standard di sicurezza, ad esempio con la creazione di un Centro per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente, che raccogliendo i dati regionali sui rischi ed eventi avversi e sul contenzioso, li trasmetterà semestralmente all’Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza in sanità.

 

Il provvedimento in tal senso completa quanto già anticipato nella legge di stabilità del 2016. Ciò consentirà di promuovere e calibrare nei contesti organizzativi e professionali specifici, attività educative e formative sulla sicurezza e la qualità delle cure.

Altra innovazione è quella che investirà la ricerca e, più in particolare, la presa in carico da parte dell’Istituto superiore di sanità dell’accreditamento delle linee guida.

 

Le novità non si fermano qui. Con la nuova legge si gettano inoltre le basi perché si possa lavorare e organizzare il sistema in maniera diversa, a cominciare dalla norma che pone l’assicurazione a carico della struttura, tema importantissimo che richiede un rapporto, anche con il mondo assicurativo, davvero differente rispetto al passato. Ricordiamo, infatti, come si fosse arrivati ad un punto per il quale per un giovane medico pagare 10.000 o 11.000 euro di assicurazione annua significava di fatto non poter lavorare. Ora, invece, l’obbligo di assicurazione per i professionisti riguarderà solo l’azione di rivalsa. E questo comporterà costi delle polizze molto più contenuti, nell’ordine di circa qualche centinaio di euro l’anno.

 

Infine, per quanto concerne la responsabilità dei professionisti, abbiamo modificato il codice penale mentre, sul versante civilistico, abbiamo fatto sì che la responsabilità degli esercenti la professione sanitaria diventasse di natura extracontrattuale, a differenza di quella delle strutture che resta invece contrattuale. In questo modo non facciamo altro che ‘indirizzare’ la richiesta risarcitoria dei pazienti verso il soggetto ‘più forte’, ossia gli ospedali o le strutture sanitarie. Viene inoltre prevista, sempre per i cittadini, la possibilità di un’azione diretta nei confronti delle compagnie assicuratrici delle strutture (aziende o ospedali) o sulla compagnia di assicurazione dei liberi professionisti.

 

Alla luce di tutto questo penso di poter affermare che questa legge si colloca non al centro di una manutenzione del sistema sanitario ma di una vera e propria strategia di riforma che ci permetterà di salvaguardare il SSN anche per le future generazioni.

 

On. Federico Gelli

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